Chick lit anche per “marziani”

Quando ho scoperto che gran parte delle mie leggere letture estive appartenevano al genere definito “chick lit“… All’inizio, mi sono un po’ risentita per il significato etimologico del tag del genere stesso. Le due parole sono infatti l’abbreviazione di due termini slang statunitensi, “chicken” (termine informale per “ragazza”, più letteralmente “pollastrella“) e “literature” (che, almeno spero, non ha bisogno di traduzioni). Un’etichetta che – mi sembra – sminuisca il genere, confinandolo a un’area grigia (o meglio rosa) di lettori.

Che siano o no “letture per pollastrelle” (e ammesso e non concesso che io stessa possa essere definita tale), a leggere libri chick lit ci si diverte un sacco. E se gli uomini non ne hanno mai letto nessuno, forse dovrebbero spingersi ai confini di questa zona-rosa, per comprendere meglio le “venusiane” e soprattutto i difetti che queste ultime riscontrano nel mondo-contraltare “marziano“.

E se non sapete cosa scegliere (anche se di seguito trovate una piccola scelta dalla quale è possibile cominciare) potreste partire da “This is Chick Lit” (lo trovate solo in inglese, per ora), di Lauren Baratz Logsted che insieme a Jennifer Coburn, Raelynn Hillhouse, Harley Jane Kozak, Cra Lockwood e Rachel Pine – prova a spiegare l’evoluzione di un genere e i classici che hanno ispirato alcuni bestseller degli ultimi anni.

Giochetti, sotterfugi e strategie di conquista. Ma anche psicologia (forse un po’ spicciola, è vero), desideri (più o meno reconditi), paure inconfessabili. E più di ogni altra cosa, ironia e irriverenza. Tutte sfaccettature dell’universo femminile che al cinema hanno incontrato il favore anche dei critici maschietti (come “Il diario di Bridget Jones” e “Che pasticcio Bridget!”, di Helen Fielding o “Il diavolo veste Prada”, di Lauren Weisberger, la saga di “I love shopping” – con tutti i suoi 6 episodi dedicati all’emblema dell’acquisto compulsivo Becky Bloomwood – di Sophie Kinsella, “Mi piaci da morire” di Federica Bosco” e “Meglio donna che male accompagnata” di Geppi Cucciari).

Al di là di ogni etichetta, comunque, mi piace scoprire che la chick lit ha un “alterlit” al maschile… Solo che nessuno ha ancora “soprannominato” il genere. Lo facciamo noi definendola “stag’s lit” (letteralmente “cervo”, ma il tag è usato in “Stags’ party” per gli addii al celibato… quelli per le nubili si chiamano “Hens’ night”, e cioè “la notte delle galline”) il cui capostipite (forse) può essere individuato in Benjamin Charles Elton, comico, scrittore, sceneggiatore e autore britannico, ma naturalizzato australiano.

E se agli uomini abbiamo consigliato di leggere chick lit, forse anche per le donne potrebbe essere utile dedicarsi alla lettura di qualche romanzo-stag, giusto per confrontarsi un po’ con Marte. Del resto, altrimenti la donna resterebbe sempre “colei che capisce anche quello che non le hai detto”, mentre l’uomo sarebbe tristemente confinato al ruolo di “colui che non capisce neanche quello che gli spieghi”!

C

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