451 °F

Sono stata molto indecisa sul post di oggi. Ho rimuginato a lungo sulla questione…  Il fatto è che dal mio ultimo post, non ho fatto che ripensare a “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury: l’ho ripreso dallo scaffale, riaperto, riletto, annusato a pieni polmoni, fino a sentire l’odore di quella carta un po’ invecchiata e ingiallita dal tempo e dalle tante letture saturare il mio olfatto.

In realtà però avevo previsto di scrivere un altro post oggi per invitare i lettori catanesi a una presentazione che terrò nel pomeriggio di lunedì alla libreria Cavallotto di Corso Sicilia. E alla fine sono giunta a una soluzione. Oggi un libro al “superquadrato”, lunedì rubo il post a Mariangela così metto a posto le cose e vi invito ufficialmente… ma voi potreste già segnare in agenda l’appuntamento in libreria.

“Fahrenheit 451” di base è un romanzo di fantascienza, nato come ampliamento del racconto “Gli anni del rogo” pubblicato nel 1953 su Urania rivista. Ci troviamo in un ipotetico futuro dove possedere e leggere libri sono reati. Per questa ragione il corpo dei vigili del fuoco sono incaricati dal regime di dare fuoco a qualsiasi tipo di volume capiti sulla loro strada. E il contenuto dell’assurdo “reato di lettura” è già tutto nel titolo che – come probabilmente molti di voi sapranno – è un riferimento alla temperatura di autocombustione della carta (451 gradi Fahrenheit sono pari a circa 233 °C) almeno così ci spiegano nel film; questo sebbene non esista un’unica temperatura di combustione della carta (dipende infatti dallo spessore) durante la lettura il numero 451 si legga solo sull’elmetto del pompiere protagonista: Montag.

L’unico sistema di istruzione e informazione consentito ai cittadini è la televisione, un mezzo utilizzato dal governo per inculcare la propria linea di pensiero… Del resto, leggere rende liberi, invita al pensiero creativo e insegna l’arte del ragionamento deduttivo; in una parola, sono sovversivi. Bruciarli, la forma massima di censura dunque, significa impedire definitivamente questa possibilità. Un vero e proprio olocausto culturale che mira alla cancellazione della coscienza e conoscenza umane. Una distopia, ossia un’utopia al rovescio (nel senso che non si tratta affatto di un mondo perfetto cui anelare, anzi tutto il contrario… Ma ci sarà modo di parlarne in altre occasioni :-)).

Montag, all’inizio del libro, è convinto che il suo ruolo di vigile di rintracciare i fuorilegge e bruciare i loro possedimenti editoriali non sia una missione distruttiva, anzi. E’ convinto di fare del bene ai cittadini… Finché un giorno decide di leggere una parte di un libro che – invece – dovrebbe bruciare. E’ qui che decide di cominciare a salvare i libri (e di leggerli di nascosto): una scelta che lo porterà a entrare in un nuovo mondo e a scoprirne i contorni. La presa di coscienza di Montag è merito di Clarisse che ama trascorrere il tempo chiacchierando con la sua famiglia (che non possiede la televisione) e del professor Faber (che aiuterà Montag a trovare il coraggio per ribellarsi al sistema). L’infrazione di Montag, però, è presto scoperta e l’ex pompiere deve fuggire lontano dalla città. Cercando riparo incontrerà i reietti della società: gli uomini-libro che custodiscono la memoria letteraria di tutta l’umanità che altrimenti sarebbe stata dimenticata. Questi uomini hanno rinunciato alla loro identità personale, essi sono il libro che hanno imparato a memoria in modo da poterlo raccontare ai propri compagni.

Le riflessioni che possono emergere dalla lettura di “Fahrenheit 451” sono numerose: dalla censura alla dittatura, dal consumo di massa al significato di materiale illegale, dalla fantapolitica allo strapotere mediatico della televisione.

Come dicevamo, dal libro è stato tratto anche un film, diretto da François Truffaut nel 1966. Il film è abbastanza fedele al romanzo sebbene come sempre ci siano non poche differenze (per esempio, il ruolo di alcuni personaggi ha pesature diverse far libro e film… E manca completamente il Segugio meccanico: il cane robotico che può essere programmato per uccidere i fuorilegge). Al di là delle valutazioni circa il film… A noi, però, sembra davvero un sacrilegio guardare solo il film tratto dalle pagine di un libro che parla del potere della parola scritta e della lettura che rischia di essere schiacciata dalla forza della televisione. Voi che ne dite?

(“Fahrenheit 451” di Ray Bradbury,  Mondadori)

C

3 commenti

Archiviato in Fantascienza, Libri al quadrato, Riflessioni, Sul comodino, Utopie e distopie

3 risposte a “451 °F

  1. La cosa più inquietante di questo libro è che la censura non è imposta da un potere dispotico, ma attuata da questo per venire incontro ai desideri della gente, che non vuole essere turbata dai libri!
    Ci stiamo avvicinando!

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