1984

1984_george_orwellQuando ho letto per la prima volta 1984 di George Orwell, avevo poco più di 11 anni. L’ho letto con lo stesso piacere con il quale si deve buttare giù olio di ricino: ero troppo piccola e anche se il piano distopico (allora non sapevo chiamarlo in questo modo) mi avvinceva, un po’ allo stesso modo in cui il genere fantasy affascina, non è che ci abbia capito un granché.

Da adolescente, poi, ho conosciuto un ragazzo che mi piaceva un sacco. Lui era uno di quelli con quell’aria un po’ così – da uomo di sinistra consumato che si macera dentro se stesso – e un giorno l’ho incontrato mentre stava leggendo questo libro su un muretto del Giardino Bellini, a Catania. Non riuscivo a capire il suo coinvolgimento emotivo con la storia e credo di aver perso molti punti quando gli ho detto che lo avevo letto, ma che non lo avevo apprezzato. Dico “credo” per usare un eufemismo… La verità è che mi rispose secco: «Bene, questo te lo porti e te lo rileggi… Poi ne parleremo». Il libro ce l’ho ancora, ma il mio amico non l’ho più visto. Però in quell’occasione è stato come leggerlo per la prima volta e poi – da quel momento in poi – sono state tante le occasioni in cui mi sono ritrovata a rileggerlo (anche solo a stralci).

Pubblicato nel 1949, il capolavoro di Orwell è considerato la distopia per antonomasia. In un futuro all’epoca della pubblicazione non troppo lontano, la Terra è divisa in tre grandi unità territoriali, dette super-stati (Oceania, Eurasia ed Estasia): tre potenze totalitarie perennemente in lotta fra loro e capaci di sfruttare la guerra per mantenere il controllo totale sulla società. Nel libro, la nascita delle tre potenze non è mai precisata, ma è possibile ricostruire che, poco dopo la II guerra mondiale, esplose una III guerra mondiale, durante la quale vennero usati gli ordigni nucleari. Dalle ceneri di questa guerra nacquero i tre regimi: i principi del Socing nato dal partito socialista inglese, il neobolscevismo “erede” del partito comunista dell’Unione Sovietica e l’annientamento dell’io o Culto della morte.

1984In Oceania vige il regime del Socing, la sede dei ministeri (Ministero della Pace, che presiede alla guerra; dell’Amore, alla sicurezza; della Verità, che presiede alla propaganda al revisionismo storico; e dell’Abbondanza, che presiede all’economia) è Londra. La società è amministrata da un onnipotente Partito unico con a capo il Grande Fratello. Nessuno lo ha mai visto in carne ed ossa, ma il Grande Fratello appare ovunque: sui manifesti, nei teleschermi (telecamere-televisori) capace di controllare la vita di tutti i cittadini. Il controllo avviene proprio attraverso i teleschermi che non solo che trasmettono propaganda 24 ore su 24, ma spiano anche il comportamento per rilevare comportamenti “devianti”. Il partito è governato dal Minamor (Ministero dell’Amore) che ha il compito di “convertire” i dissidenti anche attraverso l’uso della psicopolizia (ed esistono quindi gli psicoreati) che interviene anche solo per sospetto di eterodossia o deviazionismo… L’unica forma di pensiero ammissibile è il Bipensiero (ispirato al materialismo dialettico leninista). Si parla una neolingua, che ha semplificato le sfumature di significato in modo da impedire la formazione di un pensiero critico individuale e il convogliare tutte le parole censurate nell’unico termine “psicoreato“: è in questo modo che anche il solo pensare a un argomento proibito è impossibile, perché inesprimibile. La Storia non esiste più se non per dare ragione al partito (ed è per questo che ai cittadini viene manipolata/cancellata la memoria, ed è anche per questo che fra le attività vietate rientra anche quella di tenere un diario personale: sarebbe potenzialmente pericoloso per la “verità”).

Un romanzo avventuroso che ha molto da insegnare in tema di libertà… su tutti i fronti.

C

p.s.: una curiosità, il libro pubblicato come dicevamo nel 1949 in realtà era stato scritto nel 1948 e il titolo scelto da Orwell per la sua opera venne fuori invertendo le ultime due cifre dell’anno di stesura

(1984 di George Orwell, Mondadori, euro 9.50; in lingua originale Penguin edizioni; disponibile in e-book )

9 commenti

Archiviato in Romanzo, Uncategorized, Utopie e distopie

9 risposte a “1984

  1. Lia (ammiratrice delle Matte)

    In effetti undici anni sono troppo pochi per un testo impegnativo e angoscioso come 1984. Grandissimo Orwell, non si discute. Uno di quei libri che rileggo periodicamente e che mi sento di consigliare a chi non l’avesse letto e in questa stagione ha più tempo per dedicarsi alla scoperta di buoni libri.
    Detto questo, però, gli intellettuali troppo compiaciuti di sé e così desiderosi di evangelizzare il prossimo, che vorrebbero omologare ai propri gusti – parlo del tuo amico del muretto – mi stanno fieramente antipatici. Un bacio alle matte.

  2. Lia (ammiratrice delle matte e seguace del loro blog)

    Avevo lasciato un commento stamattina… ma dev’esserci qualche problema col sito (o col mio browser). Comunque, dicevo (scrivevo) che undici anni sono davvero pochi per un libro così intenso e angoscioso. E anche che il compiaciuto amico di gioventù di Carlotta mi sta antipatico, come tutti coloro che vogliono omologare gli altri a sé, ai propri gusti, che diventano diktat. naturalmente, ciò non toglie che 1984 sia una pietra miliare nella letteratura del Novecento e che ogni tanto fa bene rileggerlo. Baci alle matte.

    • Concordo pienamente, Lia. Ma che ci posso fare se la mia insegnante delle scuole medie era un po’ “strana”? A parte la figuraccia che mi ha fatto fare con il mio amico… Ha rischiato di farmi detestare un libro meraviglioso e importante. Anche perché come ho scritto in altre occasioni io non amo ri-leggere…
      Eppure questo è uno dei pochi che mi ri-concedo.
      Baci anche a te! Risolti i problemi con il browser?

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