I custodi della biblioteca

ZOMCome ormai sapete, la mia malattia privatissima è la fame insaziabile di “libri al quadrato“, ossia – come i nostri followers ormai sanno benissimo – di libri che parlano di libri.

Ho dovuto aspettare al lungo per poter leggere questo ultimo (?) capitolo della saga firmata da Glenn Cooper di cui abbiamo già recensito i primi due volumi. E mi sono sentita un po’ come i personaggi di “Se una notte di inverno un viaggiatore” di Italo Calvino che si vedono obbligati – per una ragione o per un’altra – a interrompere la lettura del libro che hanno sul comodino e a recarsi in libreria tante e tante volte per riuscire a scoprire come va a finire. Infatti, avevo talmente tanta fame di conoscere l’evoluzione del destino di Will Piper, Nancy, gli scrivani dai capelli rossi, il Club 2027… Che ho comprato man mano tutti i titoli di Glenn Cooper che le case editrici, visto il successo della trilogia, stanno pubblicano a ritmo serratissismo. Poco male, perché anche gli altri tre romanzi di Cooper che mi sono capitati tra le mani mi sono piaciuti, e molto, anche se meno della saga in questione.

I custodi della biblioteca“, dicevamo, è il terzo e ultimo volume della trilogia (che altrimenti non sarebbe tale, per questioni puramente e strettamente etimologiche). Questo sebbene, a mio avviso ci siano non pochi elementi da far pensare a un ulteriore seguito… O a qualche spin off. Certo è che questo volume non finisce come il secondo che – sebbene sia “magnetico come il primo” (le autocitazioni sono eccessive?) lasciava comunque aperti molti interrogativi. Non che qui non ce ne nascano ancora, ma almeno i nodi principali intorno a cui ruota tutta la storia vengono sciolti.

Ai protagonisti che conosciamo già bene, si aggiunge il figlio di Will e Nancy: un adolescente un po’ problematico tutto net-pen e tunneling (se non sapete cosa siano, dovete leggere il romanzo che è ambientato un anno prima del fatidico 2027) di nome Phillip. Il rapporto fra Will e suo figlio è, per molti motivi, complicato. Non importa sapere perché, ma mentre Doomsday torna a colpire: stessa “modalità” (la cartoline con la bara e la data sopra, vi ricordate?); unica differenza è il fatto che tutte le vittime siano di origine cinese.

Il mondo si interroga su cosa accadrà quel fatidico 9 febbraio 2027, la Cina minaccia il Governo americano di intervenire se Doomsday non sarà fermato. Nel frattempo Phillip sparisce nel nulla. E mentre Nancy indaga su Doomsday, Will parte alla ricerca di suo figlio. Non sa ancora contro chi (o che cosa sta lottando), ma comincia a seguire le tracce del figlio che a un certo punto gli invia un s.o.s dalla sua net-pen. Questi “sassolini” conducono Will in Inghilterra, dove il mistero sulla Biblioteca di Vectis, sugli scrivani dai capelli rossi e sulla misteriosa Clarissa (di cui leggiamo la storia, con i flashback cui Cooper ci ha abituati) si infittisce, si ingarbuglia, si complica… Fino a tirare in ballo anche Benjamin Franklin (sì proprio quello che avete capito)… Per poi sciogliersi in una conclusione che lascia aperte molte possibilità. Will sa di essere un OLO (ovvero uno fra coloro i quali non moriranno entro il fatidico 9 febbraio 2027), ma questo – abbiamo imparato, dalla presunzione di personaggi degli altri volumi della trilogia – non significa necessariamente qualcosa di positivo.

Se volete sapere cosa accadrà il “giorno del giudizio“, ossia il 9 febbraio 2027… Dovrete leggerlo.

C

(La biblioteca dei morti di Glenn Cooper, Nord, euro 19,60, pagg. 391)

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