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Sirena. Mezzo pesante in movimento

Sirena. Mezzo pesante in movimentoCI SIAMO TRASFERITE A QUESTO NUOVO INDIRIZZO: WWW.MATTEDALEGGERE.IT

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Storia di un corpo

storia-di-un-corpo-daniel-pennacIl periodo Pennac per me è ufficialmente sospeso. Dopo avere rispolverato la saga di Malousséne  sono passata infatti ad un libro che avevo comprato un bel po’ di mesi fa e che, non ho ancora capito per quale motivo, non ho iniziato subito a leggere.

Una cosa è certa:  Storia di un corpo di Daniel Pennac (Feltrinelli) è il mio primo libro del 2014.

Partiamo dalla prima considerazione: non c’è mai stato titolo più azzeccato (nella sua versione francese è Journal d’un Corps). Storia di un corpo è esattamente quello che dice di essere, ovvero il racconto giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, della vita di un uomo che considera il suo corpo come protagonista assoluto della storia che decide di raccontare alla figlia Lison. Un diario che ripercorre una vita intera, iniziato all’età di 12 anni e con un’ultima annotazione a 87 anni, poco prima di morire.

Tutto il racconto ruota dunque attorno al corpo con la descrizione precisa delle emozioni che si provano.  L’amore, la nascita di un figlio, un lutto, la guerra, la salute naturalmente, il rapporto con le altre persone, il lavoro, la modernità. Tutto quello che non ha a che fare con il corpo non viene citato se non marginalmente, ma del resto non è il nostro corpo che ci permette di vivere le emozioni che ogni giorno viviamo e di fare quelle esperienze che da bambini e fino all’età adulta forgiano il nostro carattere? Continua a leggere

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In un milione di piccoli pezzi (in e-book)

libro digitaleCome vi ho raccontato qualche post fa, mio marito mi ha Kindlizzata. E – non pensavo che avrei mai potuto dirlo – sono felice di essere diventata anche un lettore digitale. Dico anche perché ci sono libri che – a mio avviso – si devono decisamente possedere su carta, titoli che sarebbe un peccato non possedere, non consumare sfogliandone le pagine. Ciascuno di questi libri ha un motivo per essere posseduto, alcuni per l’importanza stessa della pubblicazione, altri per il piacere che regalano per le meravigliose illustrazioni che contengono. Resto convinta inoltre che i ragazzi debbano abituarsi a leggere su carta, non su un lettore digitale di e-book… Quindi so anche che non abbandonerò mai completamente la carta e dunque non diventerò mai esclusivamente un lettore digitale, ma da quando possiedo il mio Kindle sono felice. Continua a leggere

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Asino chi legge…

Asino chi leggeSarà un caso, ma in questi giorni, mentre cerco di organizzare il mio trasloco (con conseguente – e disperato – tentativo di creare un archivio digitale della mia biblioteca personale) mi è LETTERALMENTE caduto tra le mani la mia copia di “Asino chi legge. I giovani, i libri, la scrittura“. L’avevo acquistato molto tempo fa, quando ancora facevo la libraia, per poterlo consigliare ai tanti docenti che erano abituali frequentatori dei nostri scaffali. Ma oggi forse ancora più che allora, questo libro è la fotografia di una sfida che cerco di vincere ogni giorno: quella di portare la letteratura (letta e scritta) in luoghi dove la passione per la pagina stampata non è mai nata o si scontra con difficoltà davvero inenarrabili.

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Le vie dei canti

Le vie dei cantiL’ultima volta che ho riletto questo libro è stato poco più di un anno fa, quando mi sono preparata anche “psicologicamente” al viaggio in Australia: una delle tre mete del viaggio di nozze mio e di Marzio (insieme a Hong Kong e alla Polinesia francese).

E, ovviamente, considerata la meta, dallo scaffale non potevo non pescare “Le vie dei canti” di Bruce Chatwin. L’avevo letto da adolescente, incuriosita dalla singolarità del fatto che Bruce Chatwin, eterno viaggiatore morto proprio a causa di una malattia contratta in uno dei suoi viaggi, si domandava perché gli uomini invece di stare fermi se ne vadano in giro da un posto all’altro. Ma Chatwin, come si può evincere dagli avvenimenti della sua vita e intuire dalle notizie autobiografiche che infarciscono i suoi romanzi, era un uomo atipico. Come giornalista inizia a girare il mondo: Africa, Afghanistan, Unione Sovietica, America del Sud e Australia… Ed è proprio in questi luoghi che ambienta i suoi romanzi.

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Una stanza tutta per sé…

Una stanza tutta per séQuando ero poco più che un’adolescente, era il 1996 e frequentavo il corso di Letteratura inglese alla facoltà di Lettere e filosofia di Catania, avevo un paio di jeans elasticizzati e strappati che avevo deciso di rendere una sorta di collazione ambulante di alcune frasi – per me particolarmente significative – colte qua e là lungo le mie letture. La prima frase ad essere vergata a mano su quel paio di pantaloni che volevano essere un po’ il racconto di me in quella fase della mia vita fu “Chiudete a chiave le vostre biblioteche, se volete. Ma non c’è cancello, né serratura, né chiavistello che voi possiate mettere alla libertà del mio pensiero”. Niente di più vero, direte voi… Ma dove vuoi arrivare?

Queste sono parole del pugno e della mente di Virginia Woolf che pescai proprio in uno fra i testi obbligatori per sostenere l’esame di Letteratura inglese (non so perché fosse obbligatorio, visto che in effetti non l’ho mai visto chiedere a nessuno): “Una stanza tutta per sé“.

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